18 Giugno 2013
Tarda primavera

Tarda primavera

1 Giugno 2013

Pedalando al cinema

26 Marzo 2013
Biciclette di tutto il mondo unitevi

Biciclette di tutto il mondo unitevi

(via delightfulcycles)

27 Luglio 2012
Io non inquino

Io non inquino

17 Giugno 2012
afrormosia:

“Group of women on bicycles,” circa 1897.
(From the Collections of the Museum of the City of New York, X2010.11.13341.)

afrormosia:

“Group of women on bicycles,” circa 1897.

(From the Collections of the Museum of the City of New York, X2010.11.13341.)

(via nicolas3298)

15 Giugno 2012

inbiciallavoro:

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Prof. Mario Monti,

Abbiamo molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti sottolineando i vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in…

obli:

Campagna In_Itinere (di initinere2012)…per chi va al lavoro in bicicletta

3 Giugno 2012
Arezzo: biciclette

Arezzo: biciclette

22 Aprile 2012
delightfulcycles:

bicycles + weddings (via Show Me a Bike)

Bellezze in bicicletta

delightfulcycles:

bicycles + weddings (via Show Me a Bike)

Bellezze in bicicletta

18 Aprile 2012

#salvaciclisti
Ciclisti, amanti della bici, pedalatori occasionali e chiunque tenga alla propria incolumità sulle strade, non potete mancare all’appuntamento #SALVACICLISTI a Roma: la più grande manifestazione in bici d’Italia per la sicurezza stradale.

9 Aprile 2012
veni, vidi, bici

veni, vidi, bici

6 Aprile 2012

Non vedo l’ora di farlo legalmente ;-)

18 Marzo 2012

morlok:

Pubblicato da il giorno 17 marzo 2012

Ecologisti, salutisti, esasperati dal traffico o più semplicemente dal caro benzina, i ciclisti urbani rappresentano una realtà in costante aumento. Ma sulla positività insita in tutti gli aspetti suddetti, e nei molteplici non citati, sta calando un’ombra oscura. Sembra difficile da credere. Ma c’è in gioco la vita di migliaia di persone.


Roma. La città eterna. I sette colli. I Romani. Un connubio perfetto per dire di NO a molte, se non a tutte, le ventate di innovazione provenienti dal resto d’ Europa. Soprattutto quando, guarda caso, si tratta di rinunciare all’auto.

Perciò se davvero negli ultimi anni i ciclisti a Roma sono arrivati a rappresentare l’1% (ma qualcuno parla del 3), in costante crescita, dei circolanti la faccenda è molto seria.
La bicicletta si riaffaccia prepotentemente nel panorama del trasporto urbano.

A farla da padrone senz’altro il trend legato al wellness, al de-stressing e all’alternativo ma anche la disperata ricerca di un mezzo di trasporto rapido, economico e facile da gestire.

Il mezzo:

La macchina perfetta che troviamo in città spazia tra le tipologie più disparate. Dalle bici a ruota fissa, che spopolano a NY come a Milano, e che rappresentano un must per i fanatici del genere, alle pieghevoli al limite del ridicolo ma al massimo della praticità (sono trasportabili anche sui mezzi pubblici).

Si passa da simpatiche signore a spasso con la graziella e il cestino, a bancari cravattai che sfidano salite e sudore in sella alle lora “a pedalata assistita”.
Insomma ce ne è per tutti i gusti. Non inquinano, contribuiscono a snellire il traffico e sono pressoché invisibili. Eppure provate a chiedere ai tassisti, piuttosto  che ai corrieri o ai pony express, sempre in giro per la città, cosa pensano dei loro cugini ciclisti.
Ve ne diranno di tutti i colori. “Non rispettano le regole!” – “Sono degli incoscienti” – “Dovrebbero circolare sul marciapiede”.  E i pedoni che diranno di loro? “Non rispettano le regole!” – “Sono degli incoscienti” – “Dovrebbero circolare sulla strada!”.
Cosa c’è che non va?

Tutta invidia?

Sì. Una base di invidia c’è. Perché chi è un Ciclista Urbano, oggi, in un certo senso, se lo può permettere. Prima che mi aggrediscano mi spiego meglio: naturalmente non mi riferisco a parametri economici. Se lo può permettere perché è più smart, più magro, più atletico, più cool, in una parola … diverso.
E poi sfila nel traffico, passa sui marciapiede, dà retta al semaforo quando è verde e sfrutta le strisce quando è rosso.  Insomma non aspetta mai. E anche se, di fatto, non infrange alcuna legge, si fa beffe di tutti e, per giunta, è molto probabile che si diverta.
Ma non è solo questo.
La bicicletta, nell’immaginario collettivo, e in particolare in quello Italiano, è ancora associata allo svago, al tempo libero o, al limite, all’attività sportiva. Per dirla in breve quando una bici sgattaiola nel traffico serrato di un feriale lavorativo essa sta violando il confine invisibile tra spensieratezza e responsabilità. Sembra che dica a tutti: “Sì ok, è una giornata piena di stress, impegni e rospi da ingoiare ma io, almeno, mi diverto!”.

Nell’era del multitasking, dell’everyware, del telelavoro e del cloud computing la bici rinnova il suo aspetto libero, indipendente e irriverente. Inserisce l’attività fisica nel corso della giornata permettendo a molti di evitare di chiudersi nelle palestre una volta tornati dal lavoro. Taglia i tempi di spostamento perchè, veramente, è più veloce di qualsiasi scooter nel contesto urbano (provare per credere).

Il bike messenger diventa il nuovo gladiatore del traffico cittadino e non è un caso che gli studios americani offrano questo, proprio adesso:

Il problema

La curva di crescita pare in netta salita e il trend è ormai consolidato. Ma a rimanere indietro , ancora una volta, è l’amministrazione pubblica. La diffusione dei ciclisti è infatti partita molto più velocemente di quanto non abbia fatto anche la sola riorganizzazione urbana di molte città italiane.

Le piste ciclabili in particolare sono un tema caldo ormai da mesi. E la gratuità/possibilità del trasporto bici sui mezzi quali il treno o la metro è appannaggio di pochissime regioni o città Italiane.

Associazioni come Salvaiciclisti e Ditrafficosimuore, invece, sono in prima linea nella salvaguardia dell’incolumità di chi si sposta a piedi e/o in bicicletta. Predicano limitazioni di velocità più efficaci nei contesti urbani, piste ciclabili e coltivano una serie di attività atte a sensibilizzare l’opinione pubblica a rinunciare all’auto da una parte, e  a pretendere maggiori tutele per chi già si trova in sella dall’altra.

E intanto

E intanto la gente muore. Non passa giorno che le auto pirata non investano uomini, donne e bambini. E per quanto sia lampante quanto le cadute non determinino praticamente mai la morte del ciclista, indossare il casco resta ancora il massimo che un ciclista può fare in quanto a sicurezza passiva. Altri elementi importantissimi sono  il giubbetto ad alta visibilità e il corredo luci della bici, compresi i catadiottri.

L’alta velocità delle auto in città e l’altissima concentrazione di traffico di mezzi pesanti anche nei centri urbani, che continuano a costituire il vero pericolo mortale, non sono messi ancora in discussione in modo fattivo.

A questo si aggiunga la grande inciviltà degli automobilisti che, anche laddove già sussistano infrastrutture dedicate alla bici e piste ciclabili, se ne infischiano altamente inficiandone il funzionamento con un bel parcheggio a traversa o in doppia fila.

Tutto questo non rallenta il trend ma, stando così le cose, la notizia rischia di non essere positiva.

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